lunedì, settembre 18, 2006

Gang ed un fuori programma leggermente ubriaco



Delle decinaia di volte che il cognato & Co. mi avevano invitato ad andare ad un concerto dei Gang, quella di ieri sera é stata la prima volta che ho accettato. Di buon grado, s'intende, soprattutto per cogliere la palla al balzo ed incontrare un paio di parenti a cui non avevamo ancora comunicato la notizia.

L'appuntamento è al pratone di fronte San Paolo (fuori le mura), alla festa dei (a saperlo prima..) Comunisti Italiani.

Non vi sto a raccontare chi sono i Gang, anche perchè li conosco pochissimo. Si puó dire che mio nipote di 4 anni ne sa più di me. Sta di fatto che a due canzoni dalla fine (e senza tralasciare il particolare che metà della serata se l'era ciucciata il caro Diliberto, ma non chiedetemi di cosa hanno blaterato lì sul palco davanti ad una "folla" di una cinquantina di persone, che, considerata la pioggia caduta a iosa per tutta la giornata di ieri, sono anche troppe).. dicevo, a due canzoni dalla fine, sale sul palco un tizio visibilmente ubriaco dalle doppiepunte fino al ditone del piede, pretende la chitarra di Marino il Bello, il quale, molto gentilmente gliela concede. Il tizio, fischiato a "rotta de' collo", comincia a lanciare bestemmioni a destra e a manca, insultando chiunque tenti di disarcionarlo. Il Marino, capita la situazione, tranquillizza tutti e gli lascia suonare questa benedetta canzone.. "A me non me ne frega un cazzo di voi, a me piace cantare".. e speriamo che non sia troppo stonato..

Da ubriachi, le stecche fioccano. Figuriamoci poi se non si è nemmeno così allenati da sapere dove sono i capotasti (intermezzo di una strofa è stata "Ma dove cazzo sono le note?") anche quando si è alterati.

Ci siamo sorbiti la canzone, scritta dal soggetto e da un tale Stefano Rosso (a detta dell'interprete), dal titolo "Una storia disonesta". Me la sono andata a cercare: l'album fu pubblicato nel 1976 dalla RCA.



Si discuteva dei problemi dello stato
si andò a finire sull'hascish legalizzato
che casa mia pareva quasi il parlamento
erano in 15 ma mi parevan 100.
Io che dicevo "Beh ragazzi andiamo piano
il vizio non è stato mai un partito sano".
E il più ribelle mi rispose un po' stonato
e in canzonetta lui polemizzò così:

"Che bello
due amici una chitarra e lo spinello
e una ragazza giusta che ci sta
e tutto il resto che importanza ha?

che bello
se piove porteremo anche l'ombrello
in giro per le vie della città
per due boccate di felicità".


Esemplare è stato lo spettatore dietro di noi che ringraziava ruttando.

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