giovedì, maggio 14, 2009

Fotoreporter: Ascanio Celestini @ FNAC, Roma



E Ascanio Celestini disse: "Il lavoro precario non esiste"

6 Maggio 2009
FNAC, Roma

Ascanio Celestini ha presentato alla libreria FNAC di Roma, il suo nuovo libro "Lotta di Classe" (Einaudi, 2009).

Sulla Quarta di Copertina leggiamo: "Questo è un libro in cui perdersi. Un saliscendi di storie, su e giù per le scale di un condominio di periferia. Sono torrenti di voci che corrono verso un burrascoso racconto corale, una miscela irripetibile di affabulazione, politica e poesia."

"Lotta di Classe" è un po' (forse troppo) la storia di molti giovani (e meno giovani), magari neolaureati, che negli ultimi anni sono passati attraverso una serie di tipologie di contratto di lavoro scandalose per la dignità e i diritti del lavoratore. Dai Co.Co.Co. ai Co.Pro., al tempo determinato senza certezza di riassunzione, con stipendi ridicoli, ferie non retribuite e nessuna sicurezza di mantenere il lavoro o di essere pagati in caso di malattia o gravidanza. Se non tutti, la maggior parte dei lavoratori della mia generazione, quella che era convinta che un pezzo di carta (la laurea) potesse fare la differenza tra un lavoro precario ed uno a tempo indeterminato e retribuito commisuratamente alla posizione occupata nella Società, si sono ritrovati a rabbattarsi tra lavori "degradanti" (rispetto al titolo di laurea conseguito), mal retribuiti e privi di contributi INPS.

"Quando il governo (di sinistra) ha approvato l'articolo 178, con la successiva firma da parte di CGIL-CISL-UIL di un avviso comune con il quale avviano l'applicazione dell'articolo stesso, i lavoratori precari (da 900 euro al mese) sono diventati lavoratori a progetto con contratto a tempo determinato da 550 euro al mese."

E quando si parla di precarietà, non si può non nominare i Precari Atesia o la saga Alitalia, due dei casi più eclatanti degli ultimi tempi.

Quando i Precari Atesia si sono resi conto dell'illegalità in cui sguazzava la propria Società, hanno combattuto contro di essa, non firmando le conciliazioni" che oggi sono diventate quasi una presa in giro, "e si sono ritrovati disoccupati, nonostante l'Ufficio del Lavoro avesse dato loro ragione. Stiamo parlando dell'Ispettorato, dell'Ufficio del Lavoro, mica di una banda di partigiani di montagna!" E aggiunge "E' tempo di far rispettare le leggi, lavorare sui diritti dei lavoratori. Perchè le regole ci sono già, ma non vengono rispettate".

Celestini riflette su questo problema, in maniera lucida e profonda, fino ad affermare che "non esiste il lavoro precario. Esiste l'individuo precario, che non ha una casa, che lavorava a tempo determinato e poi non è stato riassunto, o che lavora a 550 euro al mese, cifra con cui si riesce a pagare solo l'affitto di una stanza singola" (nella capitale è così). E il resto chi e come lo paga?

"Precarie sono le donne, che devono andare a prendere prima i figli a scuola perchè non esiste più il tempo pieno" grazie al Ministro Gelmini. "E precarie sono quelle donne con bambino, dipendenti Alitalia, che, rifiutandosi di lavorare di notte, non sono state riassunte dalla CAI".

In realtà, la situazione riguardanti i dipendenti Alitalia è un pò più complessa. Mi spiega oggi una delle tante cassaintegrate Alitalia: "Non sono state assunte le persone con diritto alla 104 (per familiari con handicap grave o per se stessi); le donne, soprattutto di volo, che hanno diritto all'esenzione dal lavoro notturno in quanto genitori monoaffidatari, sono state assunte ma non viene loro riconosciuto il diritto come da lex 53/2000. Hanno fatto ricorso e in primo grado il giudice ha dato ragione ad Alitalia. Sono ricorse in appello."

Non poteva mancare un paragone con la situazione dei lavoratori degli anni '50 con tanto di sferzata contro coloro che i lavoratori dovrebbero difendere a priori: "quando un lavoratore veniva licenziato, entrava nel sindacato. Oggi questo non succede. Nove lavoratori su dieci lavoreranno in qualche modo, a testa bassa, magari con un part-time in un supermercato. Ma uno lo troverai sotto casa armato."

E parlando di violenza:

"Nel libro c'è molta rabbia e violenza. I personaggi del mio libro provano una rabbia che non comprendono. Io credo che uno scrittore (o artista o intellettuale o un'altra parolaccia come queste) debba essere una persona che scrive con la pistola in mano o in tasca. Deve essere violento nella scrittura, altrimenti questa rabbia ce la ritroveremo davanti casa sotto i panni di un disoccupato disperato e armato".

"Il problema", afferma infine Celestini, "è l'illegalità. Per quei lavoratori del Call-Center, i precari Atesia, l'azienda ha rubato loro soldi. E non solo a loro, ma anche all'INPS. Questo è quanto è stato stabilito dall'Ispettorato. E questa dovrebbe essere una Società che si autoregola? E' a tutti gli effetti una società di furbi."

Tutto questo malanimo, questa precarietà dell'individuo, oggi fin troppo reale e palpabile in ogni situazione quotidiana da non rendersene conto, pervade tutto il libro di Celestini.

Ancora dalla Quarta di Copertina:
«Io passo attraverso i muri. Attraverso le villette antiladro controllate dagli allarmi antizingaro, protette da inferriate antinegro con vernice antiruggine dove antipatici padroni antisemiti con crema antirughe fanno antipasti antiallergici in bunker antiatomici.
Attraverso le banche videosorvegliate. Attraverso i muri delle caserme, dei manicomi, delle galere.
E mi viene da ridere mentre una guardia prova a fermarmi, perché attraverso anche lei con la sua divisa. Lei che si girerà dicendo: - Brigadiere, che facciamo? Questa è stregoneria!
E io le risponderò: - No, questa è lotta di classe».



Sul web
www.ascaniocelestini.it
Precari Atesia

1 commento:

mondomik ha detto...

In passato sono andato a vederlo a teatro 2 volte. In un mondo di furbi, Celestini conserva la memoria storica del nostro paese e ci ricorda cosa vuol dire dignità. Grazie per la recensione del libro.